FASCISMO - ITALIA - ARCHITETTURA - ARTE

 

 

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Cosa sta succedendo a Bolzano ? Sono tornati all'opera iconoclasti simil talebani ?

Qualcuno può dirci quale è l'intenzione dei bolzanini riguardo i monumenti "italiani" ?

Ma avete mai ammirato la bellezza della Casa del Fascio di Bolzano e il grande bassorilievo, che si vorrebbe ......... ?

Andate a vederlo finché siete in tempo.

 

Il depotenziamento dei monumenti fascisti

 


 
Rilievo con il Duce a cavallo di Piazza Tribunale a Bolzano
 
Una commissione di cinque persone, nominate da Provincia e Comune, valuterà e selezionerà entro la metà di aprile le migliori proposte fra le 486 arrivate negli uffici della Ripartizione presidenza sul "depotenziamento" del rilievo con il duce a cavallo di Piazza Tribunale a Bolzano.................

Preghiamo il Presidente delle Provincia di Bolzano e il Sindaco del Comune di Bolzano a ripensare il programma di "depotenziamento" dei monumenti italiani del '900.

Sollecitiamo il Presidente del Consiglio, il Ministro del Turismo, il Ministro dei Beni Culturali, il Ministro della Pubblica Istruzione, il Ministro della Difesa

e la Sovrintendenza ai Beni Culturali dell'Alto Adige ad intervenire affinché il tentativo di sminuire l'italianità della regione sia bloccato.

Invitiamo tutti i nostri visitatori a mandare mail o scrivere o telefonare ai responsabili politici di Bolzano

per protestare contro il subdolo tentativo e  pregarli di recedere da questo programma assurdo e antistorico.

Mandate le vostre mails a:  <sindaco@comune.bolzano.it>

 

Intervento di Sgarbi , a Bolzano, in difesa degli Italiani abitanti in Alto Adige e dei monumenti costruiti tra le due guerre.

Il sindaco di Salemi, Vittorio Sgarbi, non ci sta. Intervenuto ieri a Bolzano per "benedire" il Comitato per l'Unità d'Italia (voluto dalla deputata del Pdl Michela Biancofiore), il noto critico d'arte ha fortemente polemizzato contro il presidente della Provincia altoatesina, Luis Durnwalder. Al centro dello scontro (tutto verbale), la querelle sui monumenti realizzati nella regione dagli artisti italiani nel periodo compreso tra le due guerre, che - secondo il partito autonomista locale - dovrebbero essere come "depotenziati" e la questione relativa ai festeggiamenti del 150esimo anniversario dell'Unità d'Italia, che Durnwalder ha più volte affermato di non voler onorare.

"Gli italiani oggi in Alto Adige - ha tuonato Sgarbi - sono
come gli ebrei ai tempi di Hitler. Se una nazione si chiama Italia, tutti quelli che vivono in quella nazione sono italiani. D'altro canto il federalismo tanto invocato prevede che si chiamino svizzeri gli italiani, i tedeschi, i francesi che abitano la Svizzera. Se uno che vive in Italia non vuole essre chiamato italiano - ha continuato il primo cittadino di Salemi - può o cambiare Stato, oppure fare una cosa ancora più sofisticata che proporrò oggi".

"La festa (per celebrare l'Unità d'Italia, ndr) la festeggino gli italiani - ha spiegato il critico - se uno non la vuole festeggiare si dichiari tedesco. Faremo delle enclaves come San Marino. Lo Stato italiano darà i finanziamenti per la Provincia autonoma di Bolzano agli italiani e lo Stato tedesco li darà ai tedeschi. Se Durnwalder fa quest'accordo - ha ribadito Sgarbi - saremmo tutti felicissimi''.

E per dare maggior "colore" al suo attacco, il critico d'arte ha ironizzato anche sul monumento equestre del Duce presente nella piazza del Palazzo di giustizia di Bolzano: "Non vorrei che Durnwalder - ha affondato il sindaco di Salemi - intenda cancellare Mussolini per diventare come Hitler".

Maria Saporito 

 

 

 

 

LA SCUOLA DI MARMO

 

 

Arch. Paolo Camaiora

 

 

 

pubblicata da Paolo Camaiora Architettura Italiana il giorno venerdì 30 dicembre 2011 alle ore 9.55
 

Pietrasanta: Edificio Scolastico “Pietro Castellacci” (poi “Giovanni Pascoli”)

 

Un nuovo viaggio in Versilia, nel tempo e nella storia, andando a descrivere gli edifici pubblici realizzati dallo Stato Italiano negli anni Trenta.

Osservando gli edifici presenti sul territorio, ci poniamo subito diversi quesiti, e in primis questo:

perché negli anni Trenta vi fu un vastissimo utilizzo di materiali lapidei negli edifici pubblici e privati ? da dove nasce questa volontà e questo desiderio di rivestire gli edifici, di pavimentare pavimenti e piazze, stazioni ferroviarie ed altre opere pubbliche?

Per capire ciò, occorre risalire al 1929 quando scoppiò la crisi economica mondiale, che partì innanzitutto gli Stati Uniti d’America, si propagò in Europa ed, inevitabilmente, colpì l’allora fragile economia Italiana, mettendo in seria crisi l’esportazione dei marmi e dei lavorati nel comprensorio apuo-versiliese dove, nella sola Carrara, si contavano allora ben 120 laboratori, ognuno dei quali era specializzato nelle specifiche fasi della lavorazione del marmo.

Fu allora che, per incentivare ed aiutare il comparto lapideo apuo-versiliese, (ma non solo questo) che versava in una crisi profonda, e combattere la crisi stessa, furono emanate leggi ad hoc affinchè nelle innumerevoli opere pubbliche allora progettate e realizzate, doveva essere utilizzato il marmo come materiale da rivestimento, quale simbolo di pregio e di durabilità, anche in virtù della spinta all’utilizzo dei materiali nazionali a discapito di quelli stranieri.

I marmi, ma anche i travertini, i graniti, andarono ad assolvere scopi decorativi giudicati - anche - essenziali all’unità stilistica dell’insieme: i marmi venivano scelti in base ai loro cromatismi, agli effetti creati dalle macchie aperte, dalle venature, o anche dalla combinazione cromatica e/o dalla alterna combinazione di parti levigate ed altre lucide. Il trattamento delle superfici e degli accostamenti di diversi materiali lapidei tendevano al massimo rendimento estetico, mentre il ricorso ad ordini architettonici eterogenei rompeva l’andamento lineare, pulito e traslucido delle facciate da profilo razionale, che distinguono tutta l’architettura di tal periodo.

Si unì quindi, la precisa (ed importantissima) volontà di risollevare il settore lapideo in fortissima crisi e, contestualmente, rivalorizzarlo, facendo divenire il materiale stesso un prodotto di valore unico ed irripetibile in quanto, la valorizzazione stessa dell’edificio, o della pavimentazione, o del corrimano, o di altro elemento architettonico inserito nel contesto generale dell’opera pubblica che si realizzava, valorizzava l’edificio stesso e nel contempo valorizzava il materiale utilizzato, cioè il marmo, come un prodotto di pregio, unico al mondo, per il quale, solo quel determinato blocco, solo quella determinata lastra, destinata ad un pavimento o ad un rivestimento, o a una panchina,  era destinato.

Ciò produsse ed apportò, a mio avviso, un enorme contributo anche al materiale stesso, come mai più forse si è fatto e cioè, di valorizzare il materiale “marmo” non solo come bene di prodotto nazionale, ma come prodotto unico nel suo genere e quindi opera unica, capace di esprimere al massimo le proprie potenzialità intrinseche e la propria forza che altro non è, che forza della natura.

  

La storia della Scuola Elementare del Capoluogo del Comune di Pietrasanta, così veniva chiamata allora l’attuale Scuola “Giovanni Pascoli”, ha inizio nel lontano 1936 quando, con l’Adunanza del Consiglio Comunale del 21 Dicembre, l’allora Regio Podestà Dott. Giovanni Bresciani, il Segretario Comunale Dott. Ruffino Grasselli e la Consulta, esprimono parere favorevole all’approvazione dei progetti per la costruzione degli Edifici Scolastici della Marina (di Pietrasanta - ndr), di Vallecchia e del Capoluogo (Pietrasanta – ndr) per un importo di quest’ultima di Lire 1.800.000, valutando positivamente il progetto dell’Ingegner Oscar Galleni, al fine di ovviare al problema dell’edilizia scolastica che inutilmente si era dibattuto fin dall’anteguerra (prima guerra mondiale – ndr).

Il 9 Gennaio 1937 (come si legge dalla documentazione dell’Archivio Storico della Città di Pietrasanta) la seduta del Consiglio Comunale delibera ed approva il progetto di costruzione della Scuola, tenuto conto della imprescindibile necessità ed urgenza di realizzare questo edificio pubblico in quanto gli allora locali ove venivano svolte le lezioni non erano più da tempo rispondenti alle più elementari condizioni igieniche e risultavano insufficienti per capienza.

Fu approvato e deliberato anche di contrarre un mutuo con la Cassa Depositi e Prestiti per il finanziamento dell’opera, anche perché l’Ufficio del Genio Civile di Lucca, il Medico Provinciale e ilComitato Provinciale dell’Opera nazionale Balilla, avevano già espresso e deliberato con parere favorevole il progetto dell’Ing. Oscar Galleni già presentato a questi enti nel lontano 20 Giugno 1933.

Nella primavera del 1938, successive sedute del Consiglio Comunale deliberano dapprima l’acquisto dell’appezzamento di terreno ove sorgerà il nuovo edificio scolastico, la nomina dell’assistente dei lavori di costruzione dell’edificio, che coadiuverà il direttore dei lavori nonché progettista, sotto l’alta vigilanza di competenza della stazione appaltante, che viene esercitata dal Regio Podestà e dal Direttore dell’Ufficio Tecnico Comunale.

Il 26 Giugno 1938 A. XVI E.F. viene firmato e reso esecutivo il contratto di appalto della costruzione dei lavori generali dell’Edificio Scolastico di Pietrasanta, che viene affidato all’Impresa G. Berni e Figli di Firenze, per un importo di L. 1.500.103, 20.

I lavori hanno ufficialmente inizio il 31 Luglio 1938 e successivamente vengono bandite gare di appalto per la realizzazione degli impianti elettrici e di riscaldamento . In data 23 Febbraio 1939 A. XVII E.F. viene deliberata l’intitolazione dell’Edificio Scolastico del Capoluogo alla Medaglia d’oro Pietro Castellacci, un Tenente di complemento della M.V.S.N., Pietrasantese, facente parte del IX Battaglione arabo-somalo, caduto eroicamente durante la battaglia di Neghelli, avvenuta nel 1936 durante la conquista dell’Impero.

 La scuola, che si sviluppava planimetricamente a forma di “M” presenta tre livelli di piano e due corpi scala, aggettanti rispetto al prospetto principale di facciata, in corrispondenza dei due ingressi allora destinati rispettivamente, ai maschi e alle femmine; era dotata di un ampia palestra e di un piccolo teatrino ove si svolgevano le più svariate rappresentazioni.

Esternamente è caratterizzata dalla presenza sui prospetti delle facciate da una serie continua di fasce verticali in Marmo Bardiglio Imperiale che scandiscono l’andamento delle finestre mentre, le scale di accesso, i portali, e il rivestimento perimetrale alla base di tutto l’edificio sono rivestiti in Travertino proveniente dalle cave di Tivoli, lo stesso identico materiale che caratterizza l’intervento eseguito sei anni fa, quando sono stati realizzati gli scivoli esterni volti all’eliminazione delle barriere architettoniche, al quale ho partecipato in prima persona nella fornitura del materiale all’impresa che ha eseguito il lavoro.

Ma è solamente entrando all’interno della scuola, che si può ammirare ciò che fu realizzato allora utilizzando ed esaltando il materiale lapideo.

Appena si varca la soglia dell’ingresso, ci colpisce subito la pavimentazione dell’atrio che si dispone su due ampi locali: entrambe sono realizzati da un modernissimo disegno (oggi chiamato texture) costituito da un reticolo di fasce in Marmo Bardiglio e marmette di Marmo Botticino di generose dimensioni, il quale, rende ancora più ampi e luminosi i locali, i quali presentano a sua volta un rivestimento delle pareti a tutta altezza, anch’esso in Marmo Botticino.

I restanti pavimenti dei tre livelli dei corridoi, sono altresì caratterizzati da un modernissimo ed elegantissimo disegno, costituito da marmette di Marmo Bianco Carrara ordinario e marmette di Marmo Bardiglio Nuvolato.

Le scale di accesso ai vari piani poi, sono a mio avviso, la quintessenza della valorizzazione (oltre del sapiente utilizzo) dei materiali lapidei: pedate, alzate e pianerottoli (quest’ultimi suddivisi in ampi elementi a spicchio circoscritti all’interno di una fascia perimetrale) sono realizzati in Marmo Bianco Carrara mentre il rivestimento perimetrale è realizzato in pannellature di Marmo Botticino: ma è il corrimano in Marmo Bardiglio che ci lascia sbalorditi per la sua eleganza, per la sua bellezza, per la sua realizzazione.

Per tutta la lunghezza della scala infatti, questo dettaglio architettonico e funzionale, che ci riporta ai corrimano di Michelangiolesca invenzione, diviene l’elemento predominante dei due corpi scala. Colpisce, da subito, la perfetta esecuzione - allora eseguita senza alcun ausilio di macchine a controllo numerico - andando così ad esaltare la capacità manuale dell’uomo e degli operatori di allora nella sapiente lavorazione del materiale lapideo.

Perfettamente scavato e lavorato dal pieno, accompagna la mano senza soluzione di continuità, se non per le ovvie ripartizioni, dal seminterrato sino all’ultimo piano: incredibili risultano, nella lettura e nell’osservazione di questo corrimano, gli elementi di raccordo fra i vari dislivelli e curve di raccordo. A mio avviso, un opera marmorea di indiscutibile valore architettonico ed artistico che esalta e valorizza da una parte il materiale naturale utilizzato, dall’altra la riprova di quanto le arti applicate furono coinvolte allora nella realizzazione degli edifici pubblici.

L’apoteosi della valorizzazione del materiale lapideo, delle sapienti maestranze, e perché no, anche della capacità di “giocare” con i materiali e con le combinazioni cromatiche, viene a mio avviso rappresentata ulteriormente in un altro dettaglio incredibile che troviamo all’interno della Scuola: parlo della cartina marmorea presente sulla parete dell’atrio, che merita una dettagliata illustrazione.

 

Durante gli stati di avanzamento dei lavori di costruzione della scuola, alla Ditta Berni vengono infatti commissionate due carte geografiche in marmo per una spesa unitaria di Lire 5.500 cadauna. Queste carte, (che secondo lo scrivente vengono realizzate in loco a Pietrasanta da un laboratorio locale) vengono posizionate nell’atrio di ingresso della scuola: la prima cartina raffigurava la massima espansione dei territori conquistati sotto l’imperatore Traiano (98 – 117 D.C.) mentre l’altra, raffigura i territori italiani conquistati dal governo di allora e cioè: Libia, Tripolitania, Cirenaica, Eritrea, Somalia, Albania, e le isole del Dodecanneso).

Il Marmo Cipollino venne utilizzato per raffigurare il mare, il marmo Botticino raffigura  i territori del dominio di allora mentre, il Marmo Nero Belgio, raffigura gli altri stati dei continenti: il tutto è delimitato da una cornice di Marmo Verde Alpi. Campeggiano nomi degli stati, delle principali città, e i nomi dei mari, incisi con due differenti caratteri: romanico e italico. Le carte avevano una dimensione di Mt. 2,70 di altezza e Mt. 3,40 circa di larghezza.

Purtroppo, il 27 Novembre del 1996, durante lavori di scavo, eseguiti con colpevole imperizia, un ala della scuola crollò polverizzando parte della scuola: la palestra e il teatro, la scala che conduceva alla palestra e parte del muro perimetrale crollarono, e anche la cartina marmorea raffigurante l’impero romano andò irrimediabilmente perduta. Si salvò invece, e sopravvive ancora oggi,  quella che raffigura il dominio Italiano negli anni Trenta, benché una parte venne allora smontata per l’intervento di consolidamento della part da dove oggi, si accede alla nuova ala ricostruita. Queste parti smontate però, non si sono mai più ritrovate: ad oggi non si hanno notizie certe: pare che siano sparite dentro i cassonetti dei detriti  dopo esser state depositate temporaneamente all’interno di un magazzino comunale… ciò è stato ed è un vero peccato dal punto di vista storico-culturale perché anche questa carta geografica rappresenta l’abilità e la maestria, della manualità delle maestranze di allora, che seppero realizzare tale oggetto, di cui ad oggi ne possiamo trovare copie gemelle (penso realizzate dallo stesso laboratorio) sulla via dei Fori Imperiali a Roma e sulla facciata del Municipio di Padova, benché quest’ultima di dimensioni minori.

La carta geografica di marmo della scuola di Pietrasanta, è infatti la gemella di quella che si trova all’interno dei magazzini del Ministero dei Beni Culturali e Ambientali di Roma, dopo che fu rimossa nel 1998 e che finalmente oggi, è in fase di restauro e ripulitura.

Trattasi quindi di opere uniche nel suo genere.

Osservando accuratamente e nel dettaglio, ciò che ne rimane oggi, e cioè i due terzi, sono emersi importanti segni storici: sulla cartina infatti sono incisi i nomi e le iniziali dei soldati che ne occuparono gli spazi durante l’ultimo conflitto.

La scuola di Pietrasanta infatti, durante la guerra divenne, dal 18 Settembre del 1944, unitamente al palazzo comunale, la sede del comando tattico avanzato della 92° Divisione “Buffalo” statunitense e, all’interno della scuola, vennero temporaneamente condotti i soldati italo-tedeschi che venivano catturati, o che si arrendevano, sulla linea di fuoco della “Grune Linie” posta sopra Seravezza, prima di essere tradotti nei campi di concentramento a sud di Pisa; ed è proprio sulla cartina di marmo che vi sono riportate anche le sigle di alcuni soldati statunitensi, i nomi degli stati da dove essi provenivano (Ohio – Texas -  Arizona) e la data “18/11/44” incisa con la punta della baionetta, che comprova l’ingresso nella città di Pietrasanta, avvenuta proprio in quei giorni, dall’esercito occupante.

Sui territori del nostro ex dominio invece, appaiono invece le scritte “ritorneremo”: queste, presumibilmente, furono fatte dagli Italiani nel 1943 quando l’Italia perse, definitivamente, le proprie colonie, oltre ad un nome di un Italiano, forse un militare…non lo sapremo mai.

Il 7 Dicembre del 1944, l’artiglieria italo-germanica cannoneggiò la città e l’intero settore, provocando danni anche alla scuola stessa, data la presenza di artiglierie statunitensi ubicate nel campo da calcio attiguo alla scuola.

I lavori di ripristino e ricostruzione delle parti della scuola a fine conflitto, danneggiate dagli scoppi delle granate italo-germaniche, ebbero inizio il 15 Dicembre del 1945 e riguardarono il rifacimento della copertura, di parti della facciata lato Massa, della palestra e del teatro, il rifacimento del marciapiede esterno, delle scale esterne, il rifacimento degli infissi in legno, asportati o distrutti, oltre al rifacimento interno di alcune pavimentazioni mediante la posa di mattonelle di graniglia al posto delle precedenti in marmo. I lavori ebbero termine nel 1948.

Nella delibera comunale del 31 gennaio 1946, con riferimento alla delibera del 7 Agosto 1945, la scuola venne “defascistizzata” mediante l’eliminazione dei simboli e del nome: la scuola infatti assunse il nome attuale di “Giovanni Pascoli”, e l’appalto della scritta in Marmo Bardiglio lucido a rilievo, che ancora oggi leggiamo sulla facciata principale, venne affidata per un importo di L. 3.150 alla locale ditta Bacci Pietro, che la realizzò, utilizzando lo stesso tipo di carattere e di materiale lapideo già utilizzato a suo tempo per la scritta in Marmo Bardiglio che appare sul lato destro del corpo di scala e che recita “non ci sono cosa grandi o piccole: c’è il dovere”; epitaffio questo, applicato sulla facciata al momento della costruzione ed ivi posizionata sotto tre grandi fasci littori in Marmo Bardiglio (questi eliminati) e lasciata intonsa. Nella “defascistizzazione” della scuola fu eliminata anche la scritta “Credere Obbedire Combattere”, realizzata a rilievo sopra il portale di ingresso dell’ala riservata allora alle femmine, il cui formato era uguale a quello della scritta “Dio Patria Famiglia” che ancora oggi campeggia invece, sul portale di ingresso dell’ala allora riservata ai maschi, che contiene ancora, all’interno dell’atrio, la motivazione della medaglia d’oro al valor militare al tenente pietrasantese, a cui venne intitolata la scuola mentre è stata eliminata una frase tipica dell’epoca, sul lato destro.

Il recupero .

A seguito delle ricerche che ho eseguito presso l'archivio di stato di Pietrasanta e in altre sedi istituzionali, si è deciso di restaurare e recuperare la cartina di marmo ad intarsio, che è fortunosamente (seppur danneggiata) sopravvissuta al crollo del 1996 e agli evangelisti della vanaagloria. Nei prossimi mesi su tale cartina, gemella di quella dell'Urbe posizionata sulla Via dell'Impero, verrà restaurata e recuperata dal sottoscritto con il contributo di aziende locali che metteranno a disposizione gratuitamente il materiale occorrente per ricostruire la parte mancante, mentre verranno consolidate e ripulite dalla patina del tempo, le parti conservate.

Ciò nell'ambito di quel preciso concetto e volontà che si riassume nella ricerca - seria -, nel recupero, e nella divulgazione - corretta e non edulcorata o dozzinale - delle opere architettoniche allora realizzate che videro il coinvolgimento delle arti applicate all'interno delle opere stesse.

Paolo Camaiora architetto integrale